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La cura del principio di responsabilità

28 marzo, 2011 (17:06) - Cultura, Giustizia - Stampa Stampa

ho inteso offrire un contributo ad un argomento che è affrontato dai mezzi di diffusione della comunicazione solo per il tramite di pareri contrapposti. Come d’abitudine provo ad essere osservatore terzo ed in tale posizione offrire un parere.

I Latini denominerebbero l’argomento cura curae principium;  ed è da ritenere di fare oggetto delle proprie cure ed attendervi con premura e diligenza il principio per cui un Magistrato che commette un errore grave è tenuto a risponderne, trovandolo una giusta responsabilità civile, così come si applica ad altre professioni ed una per tutte, agendo anch’essa sulla persona nel senso ancor più responsabilmente oneroso in quanto afferente alla salute, è quella del medico.

Occorre ricordare che nel 1987 un referendum sull’argomento ottenne il consenso del l’80,2 % dei Cittadini che parteciparono.

Non stiamo quindi parlando di una problematica nuova e né, in serenità e giustezza, di un accanimento nei confronti dell’assoluta indipendenza che riconosco debba disporre la Magistratura e che è nel pensiero occidentale già da Platone che ne la Repubblica  parlò di indipendenza del giudice dal potere politico

Per converso sovviene notare che i Magistrati otterrebbero ed accrescerebbero in autorevolezza perché non potrà più supporsi alcuna illazione che un Giudice, in quanto tale, è al di sopra della Legge stessa.

L’adesione o meno al principio di responsabilità, purtroppo come per il 99,99% delle questioni dibattute in Italia, anche importanti, è gestito dal pregiudizio ideologico e non nel merito.

Si guarda spesso agli altri Paesi per tutta una serie di problematiche che sono state lì affrontate e risolte nel migliore dei modi; non comprendo perché non possa essere orizzonte di senso quanto realizzato, ad esempio, nei Paesi Scandinavi che in fatto di democrazia compiuta sono maestri nel mondo, ben accetti da tutti.

E’ indiscusso che la Giustizia in Italia debba essere oggetto di riforma ed  a 360°, comprendendo tale ampia totale gradazione anche la Magistratura alla quale mi sono sempre ossequiato: senza se e senza ma, ringraziando i Padri Costituenti che ci hanno offerto questa garanzia di terzietà, invero mutuata da Montesquieu che, a ragione, è considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri ed individuò in tre funzioni pubbliche: legislazione, amministrazione e giurisdizione e nell’attribuzione delle stesse a tre distinti poteri dello Stato - ognuno indipendente dagli altri poteri - quali il potere legislativo il potere esecutivo ed il potere giudiziario, la migliore gestione della moderna Democrazia.

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