l’Ambizione dell’aspirazione politica
Prima dell’intervento programmato, non posso esimermi dall’effettuare alcune notazioni agli argomenti fin qui trattati.
È preliminare iniziare con una frase di Santa Teresa di Calcutta che ebbe a dirci “ Se vuoi tenere accesa la lampada, devi metterci l’olio”.
E per noi Cattolici quest’olio deve essere l’impegno concreto nelle cose da fare, in special modo in questo momento, in politica.
L’On. Fiori ha ricordato la tragedia ultima che ha visto 250 migranti annegare, mettendo in evidenza il silenzio, ovvero le poche note dei media sull’accaduto. Devo riscontrare che se ciò è vero per i mezzi di diffusione della comunicazione, non lo è stato per i Cattolici che sono stati vicini con l’animo a chi ha inteso “spingersi oltre, senza paura di non vedere più la tranquilla spiaggia, perché certamente non cercavano la morte, bensì una nuova e più dignitosa vita.
E’ appena il caso di portare alla memoria l’immane tragedia del ‘Titanic’ che vide scomparire in acque gelide tanti migranti italiani, stipati in modo inverosimile nelle basse ‘stive” della nave.
Relativamente al richiamo delle mancate attenzioni alla Famiglia, vorrei porre l’attenzione alla nostra mirabile Costituzione che, per il tramite dell’articolo 31, la tutela. E’ sufficiente insistere per far prevalere quanto è già costituzionalmente previsto.
L’On Fiori si è posta la domanda su che vuol dire essere moderati ed ha fornito una spiegazione;
a mio sommesso giudizio essere moderati vuol dire non utilizzare una dialettica eristica ed ancor più non alzare la voce per prevalere; essere moderati è qualcosa di opposto, come alzare la sola qualità del pensiero.
Trovo altresì interessante lo spunto del Prof Sturzo che ha parlato di responsabilità dei Partiti per reati commessi dai propri politici; interessandomi di diritto amministrativo, trovo fumus sufficiente per un fondamento giuridico dell’azione del ristoro del danno prodotto, fatta salva ovviamente l’azione penale e se prevista per il reato commesso.
Giungo all’intervento predisposto.
Imponiamoci l’ambizione dell’aspirazione politica.
Non dobbiamo dimostrare di essere altro, bensì oltre: un modello alternativo non confuso, offrendo l’esperienza della politica come progetto.
La sinistra, che si dichiara progressista, è - oramai da tempo - in una fase di involuzione ed è evidente che il pregiudizio verso i Cattolici è dimostratamente sterile perché la fede è amica della ragione.
Vi è un’intelligenza nella fede cristiana che genera un uomo nuovo.
Fede è anche, calata nella realtà sociale, intelligenza politica che dobbiamo vederla come azione, come battaglia politica; sentirci umili ed al tempo stesso consci che costituiamo la sola, concreta, elite culturale nell’interesse del Popolo.
Non ci interessano le coalizioni di scopo, se l’intenzione è solo finalistica al potere in quanto tale e purtroppo espresso dalla sinistra per il tramite di un radicalismo pseudo-etico e giustizialista.
La condizione poi del cosiddetto terzo polo, così come organizzato e gestito, è destinata a passare in quanto soggetta alla legge del divenire e quindi definibile una condizione transeunte.
Sì, siamo la sola concreta realtà di speranza perché la nostra vocazione è universale e per un destino comune di pace.
Disponiamo di una ragione pratica dell’agire politico, insieme ad una laicità adulta e ad una morale della tradizione popolare che ci consente il miglior stato relazionale con i Cittadini tutti.
Il nostro senso dello Stato è anche il senso del Popolo, perché riteniamo di essere Paese/Popolo di Liberi e Forti, con una radice cristiana che ci conduce ad una vocazione universale di pace, non di potenza.
Serve una vera Democrazia governante e non il primato delle nomenclature dei partiti sulla Società; in serenità e giustezza e senza pregiudizio ideologico, è qualcosa a cui tendeva Gramsci , nel mentre e purtroppo, Togliatti ritenne che il partito dovesse organizzare la società ed auto organizzarsi, senza alcun spazio per i desiderata dei Cittadini.
Concludo offrendo concretezza al parlare nel proporre la creazione di un Ufficio politico di 9 persone che possa coordinare le istanze emerse da questa Assemblea mettendo a disposizione, conseguentemente, delle strategie organizzative e politiche condivise in guisa che all’esterno appaia una compattezza di intenti; cosa molto rara in questo periodo nelle formazioni politiche “imperanti”, di Governo come di opposizione.
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Ed infine intendo porgere alcune mie considerazioni che non siano solo enunciati etici, piuttosto convincimenti su alcune delle principali problematiche in atto e verso le quali occorre assegnare una posizione politica facendo sì che chi si rispecchia in questa abbia una comune dialettica portata all’esterno che contraddistingua i Cattolici impegnati in politica per il tramite di questa nascente Federazione/Partito.
Magistratura: nel mentre gli altri due poteri dello Stato: legislativo ed esecutivo, si sono visti togliere l’art 68, il terzo potere della Magistratura l’ha – per così dire - mantenuto, nonostante un referendum con l’80,2% di voti a favore dell’applicazione della loro responsabilità.
Frequento Magistrati, anche Procuratori Generali della Repubblica; in serenità e giustezza, non trovo in questi le esagitazioni di chi rappresenta questa categoria che, grazie ad accordi e schieramenti sindacali, si sono assegnati una autosufficienza presuntuosa della razionalità tecnica ed una autoreferenzialità irresponsabile.
Emergenze: dobbiamo far comprendere che emergenza è un lemma abusato per consentire gestioni straordinarie dei fondi pubblici.
Emergenza è un terremoto, nel mentre è stata definita tale la problematica dell’immondizia a Napoli, laddove il fenomeno è presente da 15 anni !
La strategia risolutiva delle “emergenze” è puntare ad organizzare al meglio l’ordinario, per poter poi gestire altresì bene lo straordinario; comportando conseguentemente tale valida organizzazione dell’ordinario, il riuscire a gestire, innanzi tutto, diritti e responsabilità, prima di ogni altra azione dedita allo straordinario.
Federalismo: per i Cattolici è fondato sulla sussidiarietà, non sul localismo che comporterebbe situazioni critiche già viste negli USA, dove gli Stati federali, pur di far assumere nel proprio Stato, hanno fatto a gara per offrire alle Società le condizioni fiscali più accattivanti possibili, in una guerra al ribasso dove a vincere erano solo le Società e con un vantaggio parzialmente limitato ai soli assunti, ciò perchè insistevano meno introiti per lo Stato che doveva ovviamente provvedere alle necessarie infrastrutture ed il tutto in un mix di minore entrate e maggiori costi che ha comportato sia minor servizi ed assistenze ai Cittadini, che l’aumento delle tasse federali locali, anche per gli assunti di queste Società(sic).
Acqua: la terra è detta il pianeta blu perché per 4/5 è di acqua, quindi è l’elemento più abbondante, considerato oramai il nuovo petrolio ai fini economici ed è in atto da tempo un fenomeno di appropriazione di questo bene, irrinunciabile per la sopravvivenza, da parte di soggetti economici (multinazionali).
A questo accaparramento si aggiunge una scarsità, non naturale bensì culturale, portata dalla pessima gestione che produce sprechi inimmaginabili.
Nella geopolitica dell’acqua si intravedono guerre per l’accaparramento sponsorizzate da multinazionali abili nel corrompere chi detiene il comando.
La prima, non più tra due Stati bensì tra più belligeranti, potrebbe essere con l’attuazione prossima della Repubblica dell’alto Nilo, che non ha accordi con il Burundi (dove nasce il fiume) e l’Uganda, paese confinante da cui proviene questo fiume di immensa portata d’acqua.
Negare l’acqua o farla pagare, finanche allo stesso storico Egitto, col quale questa nuova Repubblica deve stabilire concordati, come con gli altri Paesi confinanti che oggi usufruiscono di questa risorsa, potrebbe generare un disastro bellico inimmaginabile.
paolo majolino
