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L’eredità DC

7 maggio, 2011 (18:37) - Politica - Stampa Stampa

Il passaggio tra una cultura che muore ed una che nasce, in ogni epoca, coinvolge tutti gli individui e l’eredità che è lasciata è esigente e necessita…

L’eredità della Democrazia Cristiana è un capitale politico da far fruttare e non un mero patrimonio storico da custodire, né deve essere una tradizione in cui riconoscersi come consuetudine ed in cui rifugiarsi con altri pseudo-nostalgici.

La Democrazia Cristiana è un valore, non un feticcio da omaggiare.

Il passaggio tra una cultura che muore ed una che nasce, in ogni epoca, coinvolge tutti gli individui e l’eredità che è lasciata è esigente e necessita rivolgersi a questo passato senza trasformarlo, senza attualizzarlo, bensì valutarne le fondamenta su cui erigere una nuova cultura politica, una nuova Democrazia Cristiana al passo coi tempi.

Essere eredi, meglio ancora sentirsi eredi di maestri e statisti quali De Gasperi , Fanfani, Moro e tanti Altri, è complicato perché bisogna conciliare la giusta lontananza e rispetto,  serbandone intatta  la memoria per una transizione coerente.

Quanto fatto dalla Democrazia Cristiana lo si può forse ignorare, ma non rifiutare e vivere la testimonianza non come di un passato da ritenere scomparso, bensì da diventarne eredi consapevoli dei valori che erano alla base di questo grande Partito. L’idea di un passato della cultura politica che ha significato la Democrazia Cristiana per il Popolo italiano non deve essere altresì un fatto statico ma pregevolmente mutevole.

In serenità e giustezza occorre approfondire e sviluppare la memoria politica attiva della Democrazia Cristiana, mostrandone tutta l’attualità contro l’impoverimento e la barbarie a cui è stata ingiustamente sottoposta; ovviamente dobbiamo essere capaci di elaborare questa eredità politica senza attuare il vizio congenito di noi Italiani di piangerci addosso , perché è atto di solo danneggiamento, per noi come per tutti quelli che non conoscono questo Partito poiché hanno meno di 40anni.

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